Cavi di potenza, la scelta "semplice"


Questo tipo di cavo presenta esigenze e comportamenti differenti rispetto al cavo di segnale (o cavo di linea) analizzato in precedenza, pur essendo comunque un cavo come tutti gli altri. Tali esigenze e comportamenti diversi dipendono naturalmente dal tipo di segnale che devono trasportare e non da proprie caratteristiche intrinseche, per cui nella nostra analisi, li possiamo trattare come gli altri. Tecnicamente sono 2 i parametri che differenziano l’uso di un cavo di potenza da quello di linea: la corrente con cui deve lavorare e l’impedenza terminale del carico a cui andrà collegato; la massima corrente che deve trasferire determinerà lo spessore e il numero dei conduttori costituenti il singolo polo (numero awg) mentre impedenza e natura del carico stabiliscono la sua struttura geometrica e costruttiva. Altre proprietà meccaniche come dimensioni e diametro esterno, grado di flessibilità e materiali utilizzati influiscono solo marginalmente sulla funzionalità elettrica del conduttore, tuttavia, in determinati casi possono influenzarne il comportamento nella banda alta e altissima dello spettro sonoro; in che modo lo vedremo poco più avanti.Quando si decide per un determinato cablaggio amplificatore-diffusori, bisognerebbe avere in mente 2 cose importanti: potenza massima disponibile (quella verosimile dell’amplificatore) e caratteristiche dei diffusori (tipologia e impedenza) poiché sono questi i punti essenziali che dovrebbero determinare la selezione del cavo, dato che è in funzione di essi che un tipo di cavo si comporterà. Il “suono” dei cavi, come abbiamo visto parlando di quelli di segnale, oltre a non esistere, si determina nel momento in cui vengono effettivamente collegati e fatti suonare. Già perché il comportamento elettrico dei cavi, misurato e valutato al banco coi segnali test e il carico di riferimento, parla solo del carattere statico di un cavo, mentre quello “dinamico” inteso come la sua reazione durante il reale utilizzo in un contesto attivo e mutevole come l’impianto, può venir solo in parte descritto nei grafici. Faccio una precisazione: la mia idea di cavo per diffusori è estremamente semplice, per me il cavo ideale e perfetto è una coppia di conduttori multifilari in rame, uno per il polo caldo e uno per il polo freddo, non intrecciati e di sezione compresa fra i 2 e i 4,5 mq a seconda della lunghezza e della potenza del sistema. Basta. Niente schermature, niente rodiature, placcature, trattamenti anti-qualcosa… ecc. Poiché, un cavo per le casse, non deve far altro che trasferire corrente elettrica (segnale musicale) da un generatore (amplificatore) a un utilizzatore (casse) , una corrente che tra l’altro non è nemmeno più così delicata e sensibile come invece quella che esce da un giradischi diretta allo step-up o quella di una qualunque sorgente di linea. Con questo non voglio suggerire un approccio semplicistico o superficiale ma solo una visione un pó più disincantata e realistica di un elemento in fondo abbastanza semplice nel suo funzionamento; fermo restando la irrinunciabile quotaparte di “gioco” intrinsecamente presente nella passione audiofila.In apertura ho detto che i cavi di potenza hanno esigenze e comportamenti diversi dai cugini di linea, infatti devono gestire segnali elettrici a potenziale (voltaggio) e intensità (corrente) decisamente più alti dei cavetti di segnale linea, per tale motivo devono avere una sezione adeguata e una costruzione specifica per non introdurre perdite. Potrebbe forse sembrare strano ma un cavo di potenza sbagliato può introdurre perdite maggiori in termini di segnale (che si traduce in perdita d’informazione) rispetto ad uno00) di linea, nonostante quest’ultimo lavori con segnali molto piccoli e delicati. Capire il perché è facile e basta ragionare in termini proporzionali… faccio un esempio semplice come si fa nelle scuole elementari, senza andare a scomodare grafici e formule matematiche… Se ho una cesta piena di uova e questa mi cade rompendo il 10% delle uova, al peggio ne avrò perse meno di una decina; se invece un camion che trasporta uova si ribalta e rompo sempre quel 10%, la perdita in proporzioni sarà parecchio più alta.“Non disturbare “Più che un invito a evitare rumori molesti (magari durante un ascolto) dovrebbe essere una raccomandazione indicata sulla confezione di ogni cavo di potenza. Un qualsiasi cablaggio che non deve trasferire deboli e sensibili segnali elettrici o correnti, si può annoverare tra le connessioni di potenza (anche il cavo di alimentazione dell’amplificatore fa parte di questa categoria) e quando è messo in funzione, si comporta a tutti gli effetti come una piccola antenna emittente. In questi casi però, dato che i nostri cavi non portano segnale a radiofrequenza come le vere antenne ma a bassa frequenza e bassa tensione (il segnale musicale o la corrente di rete a 230v) la portata in termini di distanza di queste antenne virtuali è molto piccola, nell’ordine di qualche cm per i cavi delle casse e di alcune decine di cm per i cavi di alimentazione. La ragione di questa differenza sta nella diversità di voltaggio che in questi cavi transita; 324vpp a 50Hz in quelli di alimentazione e circa 40/45vpp su banda audio in quelli delle casse se consideriamo un impianto con finale da 60W per canale sentito a manetta. Ed è proprio questa tendenza a irradiare che caratterizza i conduttori di potenza a dover essere tenuta in maggior considerazione, più che tutti gli altri aspetti, sostanzialmente speculativi. Se il nostro interesse primario è la qualità del suono. Un cavo che irraggia intorno a sé un campo elettrico disturba (per induzione) i cavi che si trovano nelle immediate sue vicinanze o addirittura a contatto con esso (in questo caso le interazioni sono addirittura 2, una di tipo elettromagnetico e l’altra di tipo termomeccanico).Nota – (In alcuni precedenti articoli ho descritto le modalità con cui elementi solidi messi in vibrazione trasformino in impulsi elettrici le vibrazioni.)In una ideale “igienistica” dei cablaggi, bisognerebbe considerare dei percorsi differenti per i cavi in base alla loro tipologia, alimentazione, diffusori, segnale; in questo modo si evitano le mutue interazioni, che a livello di conseguenze sul suono sono imprevedibili. Le alimentazioni dovrebbero passare ad almeno 10 cm dagli altri cavi, evitando di fare curve troppo strette piegando i cavi; a poco o niente servono invece spine con trattamenti particolari o accessori da applicare sui cavi; le schermature ai cavi hanno un senso solo su quelli di alimentazione, perché limitano gli effetti di trasmissione dei cavi e quindi le interferenze con gli altri. Su quelli di segnale sono necessari per evitare ronzii e interferenze dall’esterno. Su quelli dei diffusori sono invece da evitare perché introducono alterazioni della risposta e sono inutili ai fini di preservarli da rumori spurii esterni; inutili agli stessi fini e anzi più deleteri della schermatura, sono i cavi intrecciati che hanno un comportamento irregolare in gamma alta e media. Mentre possono invece essere utili se trattasi di cavi di segnale.In conclusione, se volessimo dare un qualche ordine d’importanza ai 3 tipi di cavi presenti in un impianto audio, potremmo dire che hanno tutti e 3 il medesimo “peso” nella resa complessiva del sistema; a fare la differenza è la correttezza con cui questi cavi vengono scelti e messi in opera.Nota di chiusura: non so se si è notato ma in tutta la mia filippina sui cavi non ho menzionato mai i materiali con cui sono realizzati, né fatto cenno ai trattamenti e ai rivestimenti vari di cui pure si è detto e scritto in giro. Ritengo di marginale importanza questi punti, visto che un cavo intrecciato di oro e argento si comporterà allo stesso modo di uno in rame o alluminio, con l’unica variante dell’impronta timbrica data da un certo tipo di materiale. Ma diciamo appunto, di una impronta, che incide in piccola percentuale rispetto a quanto fanno struttura e impiego stesso di questi.

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