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  • Gennaro Muriano

Cavi di segnale: questi sconosciuti...


Quello sui cavi è stato negli anni forse l'argomento più riproposto e richiamato sulle riviste e i siti di HiFi e nelle discussioni audiofile, uno dei motivi è la rapidità -e relativa economicità- con cui è possibile scambiare un cavo con un altro e notare subito le eventuali differenze. Discutere di un cablaggio è anche apparentemente più semplice, tecnicamente è meno complesso di un’elettronica o di un diffusore, non esistono poi molte tipologie differenti e, a parte qualche caso, il riscontro sonoro è immediato, non c’è bisogno di aspettare che si riscaldi o che si stabilizzi.

E poi, cosa non trascurabile, farsi da sé il proprio cavo è un’operazione abbastanza semplice ed economica, alla portata di molti, non necessita di competenze specifiche e richiede solo un po’di manualità e dimestichezza col saldatore; mentre un diffusore o un amplificatore sono già qualcosa di più impegnativo e dispendioso. Soprattutto non c'è il rischio di farsi male con la corrente o di danneggiare preziose valvole e componenti elettronici se si sbaglia qualcosa.

Così, per questi ed altri motivi, i cavi sono divenuti lo strumento principe per il fine tuning dell’impianto e anziché essere guardati per ciò che poi semplicelmente sono - complemento necessario di connessione fra due elementi separati - sono stati invece promossi allo stesso rango di una elettronica e come tale, valutati e acquistati.

E mentre alcuni sostengono di non avvertire differenze alcuna fra cavi diversi e si accontentano dell'economico cavetto in dotazione agli apparecchi, altri passano molto del loro tempo a provare improbabili - e spesso inguardabili - cavi dalle sedicenti proprietà miracolose, che promettono esperienze paranormali e visioni mistiche…

Caratteristiche dei cavi:

Il cavo di linea (o cavo di segnale) si può considerare a tutti gli effetti un filtro passivo che collega assieme due apparati e come tutti i filtri avrà una sua banda passante, una frequenza di risonanza e un determinato andamento di fase. Altri parametri tipici dei filtri sono le frequenze di cut-off inferiore e superiore, la pendenza e l'ampiezza della risonanza fs. A determinare tutti questi valori è la caratteristica principale del cavo: la sua impedenza tipica; in funzione di essa il cavo esprime la sua personalità sonica.

L'impedenza a sua volta è definita dalla struttura del cavo: geometria, lunghezza, materiali, tipo di connettore; e poiché abbiamo detto che un cavo in sostanza è un filtro, allora proviamo ad analizzarlo come tale.

Un filtro elettrico, nel nostro caso, audio, è un circuito (costituito da condensatori, induttanze e resistenze) che lascia passare una determinata banda di frequenze e ne trattiene il resto; tipici esempi di filtri sono i crossover dei diffusori, oppure quelli all’interno degli equalizzatori e dei controlli di tono, o ancora quelli nelle pedaliere per chitarra usati per gli effetti. Si tratta in quasi tutti i casi di tipi “passa-alto” o “passa-basso”, cioè circuiti che lasciano passare soltanto la parte bassa o alta dello spettro audio; in qualche caso (come le celle per i midrange o alcuni effetti) troviamo i “passa-banda” che, come dice il nome, funzionano solo per una certa porzione di gamma audio. Negli equalizzatori ad esempio si trovano tanti passa-banda quante sono le bande che può controllare, in questo caso però si tratta di filtri a gamma molto stretta detti “notch”; le output di tutti questi filtri vengono poi sommati assieme per ripristinare la banda audio intera.

Se associamo l'esempio dell'equalizzatore ai cavi possiamo vederli come eq passivi formati da una o più celle passa-banda passive, solo che in questo caso invece che da condensatori e induttanze sono costituiti dalla costruzione stessa del cavo e dai suoi materiali. E proprio come fa un equalizzatore, anch'esso modifica la risposta del segnale in funzione di come è “settato”. Esistono dunque cavi che esaltano l'estremo acuto, dando la sensazione di avere più”aria” e scena, quelli che gonfiano l'estremo basso, sembrando più corposi e completi, altri che arretrano la gamma media e portano un po’ più avanti il medio-basso, apparendo più caldi e riposanti. Esistono ovviamente anche cavi più equilibrati che fanno pesare poco la loro impedenza in termini di colorazione ma, paradossalmente, sono la minoranza tra quelli in circolazione, a prescindere dal costo, e sono anche quelli che si vendono meno. Sembrerebbe strano ma pare sia così. E a pensarci un attimo il motivo è anche semplice da capire: oggi l’audiofilo che sostituisce il proprio cavo lo fa il più delle volte nella convinzione (o nella speranza) di aggiungere così un’ulteriore, piccola miglioria all’impianto; qualcun'altro invece nel tentativo di correggere lacune presenti altrove nella catena o nell'ambiente.

Fino agli anni ‘80 uno comprava i cavi orientandosi al limite con la marca o con il costo. E campava tranquillo…

Costruzione e costituzione di un cavo linea

Finora abbiamo parlato di comportamento dei cavi, vendiamo ora come nasce un dato comportamento a partire dall'analisi costruttiva.

Una connessione di segnale può essere di due tipi: sbilanciata o bilanciata, in entrambi i casi non cambia nulla, segnale e tipo di cavo sono gli stessi con l'unica differenza che nel bilanciato i conduttori totali sono 3 (2 poli caldi e 1 massa) perché il segnale viaggia in formato duale invece che singolo, mentre nello sbilanciato sono 2 (polo caldo + massa).

In un mio precedente articolo sulle vibrazioni ho accennato al suono dei materiali e a come essi trasferissero la loro impronta timbrica al segnale musicale; nei cavi audio i materiali di base comunemente utilizzati sono il rame, nelle sue diverse varianti e l'argento. In alcuni cavi esotici vi sono anche un po’ d’oro e qualche altro metallo nobile. Il materiale primario impiegato è dunque quello che fornisce l'impronta sonora al cavo, poi intervengono la geometria e la lunghezza a determinarne il carattere.

Quando verso la prima metà degli anni ‘80 l'hi-fi di fascia alta cominciò a chiamarsi hi-end - e i prezzi presero a impennare - iniziarono anche a comparire tutta una serie, via via crescente, di accessori e ammennicoli vari che facevano da complemento al sistema hi-end e che avevano anch'essi il loro ruolo e costo. E da quel momento anche i cavi, che fino ad allora erano stati semplicelmente “dei fili di collegamento” fra un componente e l'altro, furono elevati al rango di complementi essenziali quanto importanti e anche i costi, vennero in proporzione adeguati. Del resto chi comprava un amplificatore da 20 Milioni, certo poi non lo poteva collegare al cd player che ne costava 8, col cavetto da 15 mila Lire…

Da questo periodo in poi le geometrie, le tipologie e i materiali dei cavi hanno subito una trasformazione e soprattutto una differenziazione, notevole. Oggi esistono almeno 15 o 16 geometrie di costruzione diverse per i cavi di segnale, ognuna delle quali offre un comportamento sonico differente; onestamente penso che un buon ⅔ di queste geometrie siano tecnicamente sbagliate e facciano più danni che altro al suono. Sono generalmente cavi ispirati a geometrie nate per altri usi, che ovviamente funzionano anche per l'audio ma sono concepiti per scopi diversi e non si adattano bene a un segnale che, normalmente, non devono trasportare. Ho visto e sentito molti cavi di questo tipo, anche artigianali, con ad esempio 2 o 3 schermature diverse, conduttori solid core e guaine molto spesse: spesso non mi sono piaciuti perché troppo caratterizzati e colorati, del resto più è complessa la struttura del cavo più è “equalizzato” il suo suono. Ma questa sul suono resta una considerazione personale.

Per un certo periodo di tempo sono andati di moda i cavetti fatti col doppino telefonico o il cavo della stampante, che a detta di molti andavano piuttosto bene. Di solito si sposavano bene con gli apparecchi vintage e con le valvole, per via del loro comportamento elettrico che ben si adattava agli ingressi ad alta impedenza di queste elettroniche.

Proprio in merito alle elettroniche vintage, i collezionisti e gli amatori sostengono che questi oggetti, per esprimersi al meglio, debbano suonare o con i vecchi cavi dell’epoca o al massimo, coi cavetti economici rosso/bianco da qualche Euro. Perché con cavi moderni, anche costosi, vanno invariabilmente male. Uno dei motivi, sostenuto dagli stessi collezionisti, è che essendo nati con quei cavi che esistevano allora, solo con quelli possono suonare… il che, per certi versi, è vero. Ma allora perché i cavi vecchi, ad esempio vanno bene sia sugli apparecchi vecchi che su quelli moderni, mentre molti cavi nuovi vanno bene solo sugli apparecchi moderni? Lo comprenderemo tra breve…

Altre tipologie di cavi, sono quelle che usano materiali sottoposti a trattamenti particolari come quello criogenico o quelli di rivestimento superficiale del conduttore, nati per prolungare la durata del materiale nel tempo e la resistenza all‘usura dovuta all‘uso, solitamente in campo industriale. In ambiente domestico il cablaggio non subisce stress intenso dovuto all‘uso, come potrebbe essere l‘impiego professionale nei live, dove questi trattamenti hanno un senso e una effettiva utilità.

Esistono anche alcuni tipi di cavi con geometrie particolari, che formano celle risonanti accordate a determinate bande di frequenza le quali, sfruttando la proprietà delle risonanze di esaltare la banda su cui risuonano, hanno la prerogativa di suonare apparentemente più forte dei cavi comuni. Ovviamente questo non è possibile perché presupporrebbe un'amplificazione, ed essendo il cavo passivo, è da escludere; altrettanto improbabili sono le attenuazioni per perdita nei cavi comuni, tali da essere avvertibili. Tanto per fare un esempio, se colleghiamo due apparecchi invece che con uno spezzone di cavo, con una resistenza da 10 o 15 Ohm, non sentiremo alcuna attenuazione di segnale rispetto allo spezzone di filo; dobbiamo arrivare a resistenze superiori ai 150 Ohm per iniziare ad avvertire un seppur minimo calo di livello, in gamma acuta, una perdita insomma. Se consideriamo che il più pessimo ed economico cavetto rca non avrà mai una resistenza elettrica superiore al mezzo Ohm, capiamo che mai potrà attenuare alcunché in modo avvertibile.

Negli ultimi 15 anni poi, si è assistito ad una progressiva, letterale, lievitazione dello spessore esterno dei cavi fino a giungere, in alcuni casi, a forme e dimensioni che mi ricordano molto i salsicciotti di stoffa imbottita che si mettevano d'inverno sui davanzali interni delle finestre di legno... e mi sono sempre domandato cosa mai dovessero contenere delle guaine così grosse e cicciose e, soprattutto, a quale scopo visto che devono poi trasferire un debole segnale elettrico a distanze molto brevi. Ma la cosa che più mi perplime è un’altra: proprio come i suddetti salsicciotti, pure certi cavi terminano ai due lati con una vistosa strizzatura; le uniche differenze sono che i salsicciotti antispiffero finiscono con una sorta di voilà e un fiocchetto e questi cavi con dei connettori RCA e una guaina termorestringente. Che siano pure loro imbottiti di stoffa? Perché in tal caso, troverebbero impiego oltre che dietro allo stereo pure sulla finestra…

Connettori e terminazione

Il tipo di connettore e la modalità di fissaggio al cavo influiscono sul risultato finale, per questo motivo alcuni costruttori professionali hanno ideato un proprio sistema di fissaggio atto a garantire un collegamento ottimale e duraturo fra i due elementi; quello della stabilità di contatto fra connettore e cavo nel tempo è importante per garantire il mantenimento delle prestazioni a lungo termine. Per quanto mi riguarda preferisco la soluzione a saldare perchè è quella che tiene più a lungo nel tempo e resiste anche maggiormente alle flessioni dovute magari a spostamenti continui e a prove; mentre non mi sono mai preoccupato delle teorie puriste sulla distorsione da stagnatura visto che, nel migliore dei casi, tra sorgente e amplificazione il segnale attraversa alcune centinaia di punti di saldatura…

Sempre in un mio articolo precedente, facevo il punto sui danni e conseguente alterazione, che può subire un conduttore, ma anche un dielettrico, se piegato oltre il suo punto di flessione limite: le compressioni e dilatazioni che avvengono nel punto interno ed esterno al ginocchio di piegatura, creano microlesioni nel materiale e compromettono le caratteristiche proprie di conducibilità e isolamento, oltre a quelle meccaniche. Motivo per cui tendo sempre a scartare il solid-core e i materiali troppo rigidi per la conduzione o la struttura.

Come dicevo, il tipo di connettore, il materiale costruttivo e il trattamento superficiale agiscono per un buon 20% sul risultato sonoro finale, per questo a parità di conduttore, diversi connettori daranno risultati diversi. Non è questione tanto di costi quanto di struttura del conduttore, certo un rca da 70 centesimi difficilmente andrà meglio di uno da 8 euro, mentre dubito che uno da 200 vada tanto meglio di quello da 8. Caso mai la differenza la potrebbe fare la durata nel tempo. Comunque sia la qualità, quella vera, ha un suo costo.

Mi vengono in mente quelle connessioni dorate o ramate che da nuove appaiono luccicanti e lisce ma dopo un paio d‘anni appena scuriscono, oppure certi cavi che nemmeno tanto vecchi, oltre a scurire anche sotto la guaina, addirittura mostrano tracce del classico verderame. E non mi riferisco a cavetti vecchi 60 anni e magari lasciati per 20 nello scantinato umido, ma a cavi usati come cablaggio originale in elettroniche e diffusori anche di un certo pregio e costo.

Non esiste, naturalmente, un manuale di costruzione del cavo ideale e neppure un prontuario per la scelta del connettore giusto alla propria bisogna, solo l‘esperienza diretta e la conoscenza forniscono gli strumenti per assemblare cavi con le precise prestazioni che si richiedono; un pò come il libro di ricette non fa lo chef, quello di elettronica non fa il costruttore.

Conclusioni e considerazioni

Se guardiamo un cavetto di segnale degli anni ‘60 o ‘70, tipo quelli che collegavano apparecchi come i Quad II, i primi Mac a valvole, oggetti come il Nakamichi 1000 oppure il Garrard 401, vedremo dei cavetti ridicolmente semplici e sottili, paragonati a quelli odierni, composti da uno sparuto numero di filini di rame scuro a formare il polo caldo e da una calza a maglie abbastanza strezze in rame stagnato come polo freddo e massa. Il collegamento ai connettori RCA o DIN, solitamente in plastica, normalmente non era neppure saldato ma realizzato con un sistema a pressione simile alla crimpatura; questi cavetti, per quanto semplici e forse banali erano e sono ancora, tutto ciò che serve per collegare efficacemente due apparecchi audio. Hanno un conduttore caldo multifilare, che garantisce un trasferimento di segnale senza perdita su tutta la banda e una calza di massa schermante al 70-80% che previene eventuali ronzii ed evita dispersioni di segnale ad alta frequenza.

Per nostra fortuna il segnale BF che circola per l'impianto è tra i più semplici da trasferire, non pone i vincoli dei segnali radio ad alta frequenza e nemmeno i limiti e le cautele delle alte tensioni e potenze alternate, o ancora il problema dell'elettrostaticità come con la corrente continua.

Se giunti a questo punto, volessimo trarre delle conclusioni sulle caratteristiche - elettromeccaniche - che un buon cavo deve possedere per garantirci un comportamento sempre omogeneo, potremmo dire:

  • Una bassa capacità elettrica ≤ 200 pF (capacità maggiori tendono ad attenuare la gamma altissima con apparecchi che hanno impedenza di ingresso alta).

  • Una costruzione multifilare anziché solid-core (il solid-core è adatto ai cablaggi fissi interni, non a quelli mobili, perché se sottoposto a diverse flessioni tende a incrinarsi e spezzarsi).

  • Spessore dei conduttori relativamente sottile (per limitare la dispersione massiva).

  • Una sola buona schermatura, preferibilmente a calza (schermi ulteriori sono inutili).

  • Evitare l'uso di ferritii e induttanze intorno al cavo (che oltre ad essere inutili ai fini di auspicabili schermature, sono dannose per il segnale musicale).

In sostanza molti dei cavi sofisticati che si trovano in giro derivano da soluzioni per cablaggi destinati ad altri impieghi, come la ricetrasmissione satellitare o l’alimentazione industriale, soluzioni che a poco o niente servono in casa col segnale musicale.

Giusto per fare un paio di esempi pratici a chiusura:

in pochi sanno che la schermatura non serve solo a evitare possibili ronzii e a filtrare eventuali interferenze, ma anche e soprattutto, a evitare che il segnale si disperda all'esterno del cavo, che altrimenti farebbe da antenna trasmittente.

Alcuni cavi vanno benissimo in certi impianti e malissimo in altri, sono i peggiori. Sono quelli che hanno andamenti irregolari e se si ha la fortuna di beccare la configurazione giusta ok, altrimenti suonano male. Un cavo equilibrato suona bene sempre e dovunque, non si interfaccia.

Ovvio che non si può generalizzare sparando a zero su ogni tipo di cavo e dire che era meglio quello bianco e rosso del coordinato japan anni ‘80... però, anche la storia che l'ascolto è sempre soggettivo e tutto suona, forse lascia un po’il tempo che trova…

G. Muriano.


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