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Alta Fedeltà?


L'Hi-Fi si basa su un grosso equivoco, secondo me… perché quando si parla di fedeltà in senso figurato ci si immagina qualcosa che sia il più possibile vicino all'originale che si vuole riportare (un dipinto fedele, una copia fedele, una fedele e particolareggiata narrazione…). Eppure la fase stessa che sta alla base, prima dell'osservazione o dell'ascolto dell'evento che che si vuole riprodurre e poi dopo, quella della sua riproduzione, noi non le conosciamo; nel senso che della maggior parte dei dischi che sentiamo non sappiamo granché: non li abbiamo registrati noi e non eravamo assieme a coloro che hanno ripreso la musica, hanno fatto la registrazione, il missaggio e il mastering. E per questo non possiamo sapere quanto fedele siano le riprese e quanto sia stato aggiunto con gli equalizzatori, i compressori e i riverberi.

E nemmeno i componenti dell’impianto con cui andiamo a sentire li abbiamo concepiti noi ma sono stati progettati da altri, che non è detto condividano il nostro stesso concetto di fedeltà. Anche di questi oggetti sappiamo poco o nulla: non conosciamo la musica con cui ascoltava il progettista e con che livello di qualità, non sappiamo con quale amplificatore e in quali ambienti venivano provati questi oggetti una volta pronti. Un amplificatore o un diffusore saranno sempre l'interpretazione di come il costruttore intendesse la fedeltà.

È lo stesso discorso di quando osserviamo un paesaggio in un dipinto: non possiamo sapere se gli elementi ritratti e i colori siano davvero quelli che ha osservato l'artista oppure solo la sua interpretazione di quel paesaggio.

Una riproduzione è sempre il frutto di una interpretazione, con diversi gradi di precisione.


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© 2018 by Gennaro Muriano - email murianoresearch@live.it