Traslatore

Considero questo progetto un momento significativo della mia evoluzione professionale ma anche personale, per i principi con cui è partito e per la direzione che ha poi seguito.

E' stato un lavoro impegnativo, iniziato come idea ai primi del 2000 e che prosegue tuttora a livello di sperimentazione e perfezionamento, in cui ho messo in discussione molte delle mie idee nel campo della ricerca applicata alla musica e tutte le mie conoscenze tecniche. All'inizio doveva essere solo uno strumento che mi fosse di ausilio nell’osservare la relazione mente-corpo-musica e per fare questo, doveva avere caratteristiche tali da influenzare il meno possibile la musica oggetto di studio.

Alla base della sua concezione c’era un amplificazione di potenza che si potesse configurare al momento in base alle esigenze, che desse cioè la possibilità di adattare i propri parametri di funzionamento secondo l’altoparlante a cui era collegato e il tipo di musica che doveva riprodurre; così da poter disporre di un tipo di amplificatore universale, massimamente neutro e con potenza selezionabile a seconda della necessità e sufficiente per qualsiasi tipo di diffusore.

Nasce tra il 2008 e il 2009 il primo prototipo funzionante, con a bordo 4 moduli finali a stato solido, appositamente progettati e rispettivamente da 15, 80, 250 e 400 W rms, ciascuno col proprio alimentatore dedicato e integrato; un pc ad esso collegato mediante interfaccia e software dedicati, gestisce la commutazione istantanea tra un modulo e l’altro in funzione della richiesta di corrente del diffusore, mentre un sistema di feedback regola in modo automatico il volume secondo la dinamica del brano suonato.

Il sistema funziona abbastanza bene e si dimostra molto versatile in ogni condizione di utilizzo, tuttavia non raggiunge il grado di “trasparenza“ voluto e la riproduzione risente ancora del suo carattere, come per qualsiasi altro amplificatore.

Vengono in seguito realizzati altri 2 prototipi con delle migliorie nel sistema informatico di gestione e i 4 moduli commutati sono sostituiti da un solo modulo finale da 350 w la cui alimentazione è regolata in modo continuo in base alla richiesta di potenza dell’altoparlante e della dinamica del brano.

La macchina così ottenuta è più efficiente della precedente per l’uso a cui è destinata e successivamente viene prodotta anche una sua variante “compatta” e più leggera (visto che quella di partenza pesa quasi 70kg ed è grande quanto una lavatrice) pensata per essere facilmente trasportata.

5 anni dopo, nel 2014, questa viene interamente riprogettata cambiando completamente struttura e funzionamento; lo stadio finale precedente viene sostituito da una nuova tipologia di modulo di potenza a modulazione ottica, non commutato, sviluppato specificamente e gestito attraverso logica proprietaria. Il nuovo modulo può essere configurato nei parametri di funzionamento in maniera continua, attraverso la logica di controllo dedicata e può modificare il fattore di smorzamento, la potenza disponibile e la risposta in frequenza in tempo reale e in relazione all’andamento del segnale musicale in ingresso e alle richieste energetiche dell’altoparlante. Una rete di feedback consente la comparazione continua dei segnali in In e Out.

Durante la sua gestazione e utilizzo è stato fatto ascoltare in funzione da diversi operatori in campo musicale: musicisti, direttori d’orchestra, fonici e audiofili per i commenti sulla sua effettiva ed evidente non influenza sul suono originale dei brani riprodotti. Sono state alcune di queste ad insistere, avendone apprezzato le prerogative musicali peculiari, perché ne ricavassi una versione per uso domestico come amplificatore finale, mantenendo le caratteristiche di quello da laboratorio.

Nasce così alla fine dello stesso anno, il primo finale di potenza ricavato dalla macchina primaria (la cosiddetta Macchina Madre) con una notevole semplificazione e compattazione dei meccanismi di gestione e regolazione ma con un rendimento molto vicino alla versione di studio.

Traslatore è il nome che in seguito gli ho dato, per la capacità di trasferire intatta la comunicazione emotiva contenuta nella musica.

L’ultima e più aggiornata versione, impiega un sistema auto-adattativo di gestione delle impostazioni e una routine di autoapprendimento per l’analisi dell’altoparlante.

Ad oggi rappresenta l'espressione massima del concetto NTS: il "non-amplificatore", virtualmente assente dalla catena audio; costruito originariamente come materiale di ricerca è stato poi realizzato anche in una variante “audiofila’ depotenziata e semplificata rispetto alla Macchina Madre, che nella versione definitiva pesa quasi 120kg e ha dimensioni di un frigorifero.

Per sua natura si discosta nettamente dai prodotti audiofili, non si pone come il protagonista dell'impianto e non promette più dinamica, più velocità, più neutralità, più scena o più armoniche.

L'esperienza di audizione attraverso una macchina di questo tipo è significativamente diversa da quella di un classico componente hi-end seppur di fascia elevata, vengono meno tutte le interpretazioni proprie delle amplificazioni e delle sorgenti; tutti quei miglioramenti artificiosi che tendono allo stupore sono assenti per lasciare spazio unicamente al suono dell'incisione nella sua naturale espressione dinamica e cromatica. La sensazione di calma e di rilassatezza mentale che si prova nell'ascolto in NTS sono propri della musica acustica dal vivo, ove vengono meno quei meccanismi automatici di attenzione e dissociazione messi in atto negli ascolti HiFi per mascherare le distonie.

L'impianto al servizio della musica. E non il contrario.
 

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