Denon Pra-1500/Poa-2800 nts

La coppia PRA1500/POA2800 erano i modelli di accesso alla categoria dei separati pre/finale in Casa Denon, questo agli inizi degli anni 90. Si trattava già di 2 buoni prodotti in relazione al costo come era tradizione del marchio giapponese, che si faceva apprezzare proprio per la qualità dei sui prodotti anche nella fascia media del catalogo.

Il pre 1500 è un onesto preamplificatore linea/phono molto versatile grazie alla completa dotazione, non manca nulla di quello che poteva servire in quegli anni ad un preampli anche di fascia alta: controlli di tono escludibili, muting, un comodo loudness variabile e anche un'uscita bilanciata xlr, che pur non essendo una vera bilanciata tornava utile nel caso si disponesse di un finale con input solo xlr. La selezione degli ingressi era a commutazione elettronica a relè e disponeva di volume telecomandabile. Costruito in maniera molto ordinata e pulita, con materiali di qualità in linea con la fascia commerciale di appartenenza e in generale abbastanza robusto e affidabile nel tempo.

Il finale 2800 è un generoso (anche nelle dimensioni) ampli di potenza stereo in classe AB anch'esso molto versatile nell'utilizzo, che fornisce oltre 200W per canale su 8 Ohm e circa 350 su 4; uscite per 2 coppie di casse o per bi-wiring e comodi controlli di gain per ciascun canale. Costruzione anche qua di buon livello, layout interamente dual-mono a partire dall'alimentazione con solo il trasformatore in comune ai 2 canali ma comunque con secondari separati, una scelta questa probabilmente voluta in luogo del doppio trasformatore, per contenere costi e dimensioni.

Il pre ha goduto in questi anni sempre di buona fama per la bontà del suono e la completezza delle dotazioni, in relazione a un costo dell’usato oggi piuttosto abbordabile; il finale, più che per le doti musicali, si è fatto apprezzare nel tempo per la sua forza bruta e la robustezza, compagno ideale di chi cercava un finale muscoloso e affidabile a buon prezz o .

Analisi circuitale ed elaborazione NTS

 

Ho avuto a disposizione il 1500 ed una coppia di finali 2800 per poterli modificare secondo la filosofia NTS che ho sviluppato in questi anni (per i dettagli della tecnologia specifica e della filosofia rimando alla opportuna sezione del sito); l'intenzione era quella di ottimizzare il rendimento di queste elettroniche di base già valide, perfezionando i loro punti di forza e correggendone quelli negativi. L'integrazione NTS voleva fornire alla coppia (anzi, al trio) naturalezza di emissione a tutti i volumi di ascolto, calore, equilibrio timbrico e dinamica. Gli interventi hanno interessato il circuito e lo chassis per intero, andando in certi casi a modificare sostanzialmente le modalità di funzionamento della macchina. Prima di addentrarci negli interventi osserviamo però come lavorano i due modelli in originale:

Il 1500 è un classico pre a stadi differenziali basato interamente su circuiti a operazionali veloci, il layout di segnale è suddiviso essenzialmente in 5 blocchi:

buffer d’ingresso, stadio toni con relativo amplificatore, stadio phono mm/mc, stadio di uscita differenziale (operazionale + coppia di transistor complementari in parallelo all'uscita), stadio di out bilanciata con operazionale che svolge funzione di invertitore di fase.

Usa soluzioni tecniche abbastanza collaudate per l'epoca, che era solito trovare su macchine di costo e blasone maggiori.

 

Il finale 2800, per la tipologia circuitale e la costruzione, si può considerare anch’esso abbastanza tradizionale nella sua categoria, l’unica particolarità degna di nota è la regolazione dinamica del bias, denominata "Super Optical Class A" attuata tramite foto-accoppiatore: un sistema adottato in finali di fascia più alta (come Treshold e Onkyo) e che ha lo scopo di adeguare in tempo reale il valore di bias al livello del segnale in entrata. Qualcosa di simile alla "New Class AA" di Technics.  In sostanza, al crescere del volume di ascolto, viene fatto salire anche il bias dello stadio finale; questa soluzione permette di mantenere bassa la corrente di polarizzazione dei finali quando si ascolta a volumi medio-bassi (e limitare il riscaldamento eccessivo dei dissipatori) inoltre riduce la distorsione a basso volume.

 

disegno del nuovo circuito
circuito bypass
i nuovi disspatori per i mosfet
nuovo setup
Alcuni materiali "avanzati"
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Elaborazione NTS:

Gli interventi nts sono specifici per ogni elettronica e vengono stabiliti di volta in volta sulla macchina in questione, perché ogni modello è un elemento a sé.

Sul pre 1500 sono stati apportati 4 interventi sostanziali: modifica della banda di lavoro della sezioni toni, trasformazione dello stadio di uscita attivo in stadio passivo, modifica della tipologia RIAA del phono e variazione del gain, trattamento del telaio in base al princìpio di equilibrio e bilanciamento delle masse spiegato nell'articolo sulle vibrazioni.

Nella fig.A si vede lo schema della sezione di out del pre, che mostra un operazionale bufferizzato da una coppia di transistor complementari che lavorano in parallelo all'operazionale. Questa tipologia permette di ottenere un'impedenza di uscita abbastanza bassa e una energia sufficiente a pilotare anche finali un po’ duri, con impedenza o sensibilità di ingresso troppo basse.

Nella versione modificata questo stadio è stato interamente escluso e sostituito con uno passivo a guadagno unitario (senza operazionale) per ridurre ulteriormente la distorsione, il rumore di preamplificazione e la colorazione armonica. Se non si dispone di finali troppo ostici da pilotare questa sezione così concepita, risulta superflua oltre che causa di un avvertibile indurimento del suono.

I controlli di tono originariamente lavorano nella tipica banda dei 10 kHz per gli acuti e i 100 Hz per i bassi, con un ampiezza di banda troppo larga tanto da interferire anche in gamma media. Nella nuova configurazione le frequenze di lavoro sono state spostate agli estremi banda (30 Hz bassi e 18 kHz alti) e ridotta la larghezza di banda per restare lontano dalla gamma media; questa nuova curva lavora nelle reali zone di utilità di un controllo di toni, laddove spesso si riscontrano effettive lacune dei diffusori o delle incisioni, potendo ora utilizzarli pienamente senza sporcare il suono. Il guadagno dello stadio è stato aumentato di 4dB per compensare la sezione di uscita passiva. Un nuovo tipo di operazionale è stato montato.

Lo stadio fono è stato semplificato, ridotto il guadagno di 3 dB per abbassare il rumore e resa passiva la RIIA che ora appare più regolare.

 

Anche per il finale 2800 gli interventi sul circuito sono stati di una certa rilevanza, andando a cambiare i parametri di lavoro su cui era stato basato in origine; come accennavo nella descrizione precedente il 2800 è un valido ampli di potenza, muscoloso e comodo da utilizzare. Ma poco musicale e nemmeno tanto equilibrato, tende al l'asprezza e alla freddezza in più di un'occasione. Le modifiche, alcune visibili nello schema di fig2, hanno donato la musicalità che mancava e il calore.

Il principale problema di disequilibrio viene proprio dal suo schema insolito: la regolazione del bias che varia col volume crea irregolarità di risposta e fluttuazioni della dinamica; questo tipo di funzionamento non è nuovo tra i finali di quel periodo e lo si trova, in forme diverse, in altri ampli giapponesi e qualche inglese. Quello di adeguare la portata dello stadio finale, in termini di corrente o di bias, nasce col “magnetic field” di Bob Carver (adottato nei TFM 25, 35, ecc) e da altri costruttori come Yamaha sul finale M-2 e Proton sul D-1200 con modalità diverse ma sempre molto simili per princìpio.

Nella versione nts questo circuito variabile è stato escluso e sostituito con uno fisso che ora fa lavorare lo stadio finale in classe A invece che in AB come in origine; la potenza disponibile in questo caso è stata abbassata a 100W.

Mantenere la potenza originaria di 200W lavorando in classe A non sarebbe stato possibile perché lo spazio disponibile e le dimensioni dei dissipatori non lo permettevano; tuttavia ho voluto sfruttare le potenzialità e la robustezza del circuito per prelevare una potenza pulita e omogenea fin dove era possibile ma in tutta sicurezza e con ampi margini di riserva dinamica. Le 3 coppie di transistor di uscita per canale sono state ridotte a 2 con esclusione dei relativi resistori di emettitore e di polarizzazione, per migliorare la stabilità termica del canale e ottimizzare il rendimento a basso volume. Ciascun finale è stato trasformato in mono e ottimizzato per la bi-amplificazione attiva selettiva, mantenendo separati i 2 canali e sfruttando la comodità del gain regolabile per ogni via.

Lo stadio di ingresso è basato su un classico differenziale a fet che dopo gli interventi, utilizza una controreazione molto più blanda e con una risposta che rispetta l'andamento previsto per un componente nts

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