Audio Research SP-11

Quando si decide di apportare modifiche o upgrade a un'elettronica commerciale, in linea di massima lo si fa con l’intenzione di perfezionare delle caratteristiche già apprezzabili in quell’oggetto e, magari, limare o eludere qualche aspetto che non ci piace. Oppure più semplicemente, renderlo versatile e personalizzato aggiungendo ingressi e uscite oppure altre funzioni utili per noi. Pp

Tra upgrade e modifica c’è una differenza sostanziale: la prima è un’operazione semplice, di sostituzione o integrazione della componentistica originale con altra di qualità e costo maggiori; può riguardare anche piccoli cambiamenti alla architettura originale (l’aggiunta di una vaschetta IEC per l’alimentazione o un nuovo cavo, del materiale smorzante sotto il coperchio o delle punte al posto dei piedi originari…). Minimi interventi quindi, che sono alla portata di chiunque e fattibili relativamente con poca spesa.

La seconda invece è più invasiva e articolata e, a differenza della prima, può apportare migliorie anche di una certa entità, le modifiche comportano variazioni all’assetto originale della macchina e a seconda della complessità, possono arrivare a stravolgere quasi del tutto o completamente una elettronica. Una modifica perché sia ben fatta richiede competenza tecnica ed esperienza, oltre ad avere le idee chiare sul da farsi e i risultati da raggiungere. I costi possono essere elevati in certi casi, rispetto a un upgrade ma può valerne la pena.

Oggetto di questo articolo è uno dei preamplificatori Audio Research più complicato della sua produzione, dove per complicato non intendo complesso (perché la complessità circuitale, se ha un suo senso, può significare anche raffinatezza progettuale e in genere è una cosa che mi piace) ma voglio dire inutilmente complicato. L’SP11 è un pre ibrido con alimentazione separata a stato solido che usa valvole ed exfet sia nello stadio di linea che nel phono; i fet sono adottati per polarizzare le valvole e come buffer in/out. Una soluzione in voga in quegli anni e condivisa anche da altri costruttori di pari livello come Counterpoint. Tecnicamente il circuito dell’sp11 ha il suo fascino perché comunque lavora bene e musicalmente è interessante, del resto da un costruttore che si chiama Audio Ricerca non ci si poteva aspettare una circuitazione semplice e banale, qualche soluzione ricercata e “fighetta” ci doveva stare nel loro modello di punta a 2 telai. Personalmente però non amo le scelte tecniche che privilegiano la complicazione del circuito moltiplicando il numero dei componenti per fare scena e riempire l’interno di un’elettronica. Nell’ SP11 alcune parti dello schema potevano essere sostanzialmente semplificate senza peggiorare parametri musicali ma riducendo parecchio il numero dei componenti; cosa che poi il costruttore fece in seguito con l’SP9, che AR considera un 11 “minimalista“ e rivolto a un pubblico più ampio. In verità la prima serie di SP9 non aveva molto in comune col presunto fratello maggiore, se non il fatto di essere ibrido anche lui e di condividere alcune scelte circuitali nell’alimentazione e un timbro vagamente rassomigliante; fu solo nella versione mkii e, successivamente e definitivamente, nella mkiii che il 9 divenne musicalmente confrontabile col modello a 2 telai guadagnandosi un certo riscontro di pubblico.

Questo preamplificatore mi è arrivato con lo stadio fono non funzionante e un canale linea intermittente e gracchiante, il proprietario lo ha comprato in un negozio come “da revisionare” ma non si aspettava forse di ritrovarsi con un oggetto manomesso e non ripristinabile in originale. La parte di scheda che alloggia il fono manca di 2 valvole e diversi componenti passivi, poi in corrispondenza di alcune resistente bruciate (in apparenza già sostituite) la scheda appare vistosamente annerita. A questo punto la mia ipotesi di ripristino conservativo si allontana, sono restio a riparare circuiti stampati con parti carbonizzate o molto cotte, a maggior ragione se devono lavorare con segnali molto bassi come quello di una testina fono. E neppure mi piacciono le schedine di bypass montate a scavalcare le parti annerite. La soluzione che propongo è allora quella di rifare ex novo l’intera sezione fono con un progetto dedicato: una nuova scheda fono sovrapposta alla zona danneggiata (dopo averla opportunamente ripulita dai componenti del vecchio circuito) e che avesse fattezze tali da non sembrare una cosa posticcia messa là senza troppa cura. Anzi, in questo caso poteva essere l’occasione per fare qualcosa di meglio rispetto al phono originale…

Ho basato il nuovo stadio su 2 valvole ecc83 con un’architettura puramente valvolare senza uso di fet, per avere un rendimento più “umoroso” e una maggiore affidabilità a lungo termine; i circuiti ibridi che usano valvole e fet possono col tempo, dare problemi se le caratteristiche elettriche di uno di questi componenti si altera. Cosa che accade agli Audio Research di questo tipo.

La nuova scheda phono già posizionata al posto dello stadio originale.

Ho concepito il nuovo circuito come un MM puro a RIAA passiva con guadagno di 36 dB (leggermente più basso della media, che sta sui 40) per mantenere molto basso il fruscio e far funzionare le valvole in un punto di lavoro che mi piace: posso ottenere un’ampia risposta dinamica e un timbro caldo e armonicamente molto ricco. Il phono originale dell’sp11 invece è un MM ad alto guadagno su ECC88 che può accettare anche MC a media e alta uscita grazie alla selezione dell’impedenza di ingresso tramite il selettore frontale. Però questa soluzione “generica” non mi piace molto, perché non è né un MM puro molto curato e nemmeno un MC vero e proprio ma più una scelta per accontentare un poco tutti. Nel mio stadio non ho previsto il ramo MC perché sono più propenso all’uso dello stepup per questa funzione.

Il pre si basa su due sezioni audio simmetriche (alla sinistra la parte linea, a destra il fono) e fanno uso di 3 valvole ciascuna che lavorano in unione a diversi exfet con funzione di buffer o di polarizzazione, l’alimentazione è a parte, a stato solido e stabilizzata. Ogni sezione ha la sua alimentazione dedicata e filtrata localmente. L'11 ha la caratteristica di avere ii doppio controllo di livello: gain e volume, una raffinatezza che può tornare molto utile in varie occasioni, ad esempio quando si usa un finale molto sensibile in ingresso e avere la possibilità di abbassare il gain è comodo. La differenza tra gain e volume è che il primo determina il guadagno dell’amplificatore, il secondo lavora in attenuazione e serve solo a dosare il livello di uscita, mentre il guadagno resta fisso.

Tecnicamente l’11 è un bell’oggetto, ci sono diverse raffinatezze costruttive e i materiali utilizzati sono tutti di alta qualità, ha una impostazione vagamente pro che lo rende molto versatile, bel prodotto fatto per durare e per accontentare palati esigenti.

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