Audio Research D-100

Ho sempre trovato i finali Audio Research a stato solido più interessanti e affascinanti di quelli a valvole, pur tuttavia apprezzando di più il suono di questi ultimi; il D-100 in particolare è quello che cattura maggiormente la mia simpatia. Era da quasi 10 anni che non ne ascoltavo uno e in questi giorni mi è successo di averne a disposizione un esemplare bisognoso di cure…

L'esemplare appartiene ad un amico, collezionista raffinato ed esperto di modernariato, non soltanto audio, che lo aveva scelto di recente come partner per la sua coppia di AR3x, notoriamente schizzinose in fatto di amplificazione.

E il matrimonio, a suo dire, pareva felice… forse per merito anche del buon auspicio dei loro nomi, che iniziano entrambi con AR...

Ahiloro però, dopo qualche giorno di appassionata convivenza, il povero 100 viene letteralmente fulminato da una scarica elettrica, lasciando in una silenziosa solitudine le due signore americane.

L'incidente si è verificato quando l'amico lo ha collegato alla presa elettrica usando una spina adattatrice a 3 poli invece che a 2; infatti il D-100 è uno dei pochi amplificatori di quegli anni ad avere una spina tripolare con messa a terra. Ed è stato proprio il collegamento di terra a causare la scarica letale.

Il problema ovviamente era già in latere nell‘ampli a causa di una dispersione di corrente verso massa sull'alimentazione stabilizzata, quando è stato collegato il polo di terra alla rete si è verificato un loop di corrente che ha danneggiato il circuito.

Il finale è arrivato da me con diverse resistente esplose e i transistor di potenza dell’alimentatore stabilizzato saltati; purtroppo anche i 2 “analog module” di ingresso erano stati danneggiati ed essendo introvabili gli originali, si è reso necessario ricostruirli.

 

 

Analisi circuitale

 

In apertura di articolo ho manifestato il mio apprezzamento per questo finale che era rivolto non soltanto alla pura resa musicale, che anche da sola basterebbe a guadagnarsi la mia lode, ma anche verso il progetto e la costruzione che sono abbastanza raffinati per l'epoca. Le soluzioni scelte per l'alimentazione e lo stadio di uscita, ad esempio, evidenziano una macchina di qualità pensata per le prestazioni e la robustezza, senza economie, come del resto si confà a un prodotto di fascia alta.

Del D-100 esistono 3 versioni: questa “liscia”, la A e la B, sostanzialmente revisioni e ottimizzazioni della prima serie simili nella parte audio ma con alcune varianti, sostanziali nel B, per la parte alimentazione. Tecnicamente la versione ultima è la migliore (alimentazione più robusta, maggior stabilità termica…) ma musicalmente la 1° serie è quella che trovo più gradevole e dalla voce piacevolmente “aged”; mentre la ultima si avvicinai maggiormente al suono di un finale più moderno. Se ci penso la versione B sembra un po’ anticipare (accennandola appena però) la sonorità del D-200 che verrà qualche anno più avanti e che invece non mi piaceva, decisamente più potente e corpulento rappresenta idealmente la nuova generazione di finali metà anni ‘80, muscolosi e massivi ma dalla personalità alquanto grossier.

Osservando lo schema della sezione audio (fig.1) troviamo un circuito abbastanza classico per quel periodo, con una configurazione simmetrica, stadio di ingresso differenziale che integra la controreazione e uscita push-pull dello stadio finale, non mancano però le raffinatezze: l'alimentazione duale è differenziata per potenza e linea, a partire dai secondari del trasformatore e prevede due rami stabilizzati per il foraggiamento dell'amplificatore di tensione. Il front-end d’ingresso e la sezione driver sono contenuti dentro due moduli siglati “Analog Module 1 e 2” e resinati per nasconderne il circuito; in effetti questi due moduli sono gli elementi chiave del finale e ne definiscono le prestazioni, per questo motivo sono stati accuratamente celati.

Purtroppo oggi questi moduli risultato introvabili come ricambi, però esistono in giro dei moduli riprodotti che pur non avendo le stesse caratteristiche elettriche e soniche degli originali, in caso di guasto permettono di riparare l'amplificatore che altrimenti sarebbe irrecuperabile.

Ciascun stadio finale è composto da 4 coppie di finali selezionati, per un totale di 8 transistor per canale, che garantiscono una resistenza di uscita molto bassa e una fornitura di corrente pronta e abbondante quando è richiesta; non esiste un trimmer di regolazione del bias e neppure dell'offset, queste regolazioni sono pre-tarate in fabbrica e inglobate dentro i 2 moduli accennati prima, che anche per questi motivi, sono molto importanti. Unica nota negativa, dal mio punto di vista, l'assenza di un circuito di protezione vero e proprio che in caso di guasto alla sezione di uscita, protegga gli altoparlanti in modo adeguato, le uniche forme di sicurezza presenti sono i fusibili da 5A sulle alimentazioni di potenza e i 250mA autoripristinanti sulla linea, che però non salvaguardano altoparlanti delicati.

 

Interventi e ripristino

 

Il D-100 delle foto ha richiesto 2 giorni interi di lavoro: poiché il danno era partito dall'alimentazione e c'erano diverse possibilità che qualche transistor finale fosse andato bruciato, ho dovuto controllare ognuno dei 16 presenti isolandoli dal circuito e, come si vede dalla fig.3, l'operazione è laboriosa perché sono saldati privi di zoccolo e coperti dalle schede con i componenti di polarizzazione.

Fortunatamente nessun finale era rotto e questo ha preservato anche i moduli driver, mentre la sezione di ingresso ha subito i danni maggiori con la rottura di entrambi i moduli differenziali e alcuni componenti attorno a essi. Il primo giorno di lavoro dunque è trascorso con l'analisi dei problemi e il ripristino dell'alimentatore.

Il secondo giorno invece è stato dedicato quasi interamente alla ricostruzione e sostituzione dei moduli guasti; non ho voluto utilizzare quelli che si vendono come equivalenti perché si tratta di componenti essenziali per le caratteristiche sonore e ho preferito ricostruire io il circuito mantenendomi vicinissimo alle specifiche originali e usando componenti di produzione coeva.

Conosco bene questi moduli per averli già ricostruiti in passato per un altro D-100 che in quel caso aveva anche i moduli driver saltati; una volta terminati tutti gli interventi l'amplificatore non richiede taratura e può subito essere messo a suonare.

È quello che ho fatto io non appena ho terminato il lavoro e dato corrente alla macchina in modalità diagnostica, rilevato che tutti i parametri erano come da specifiche, l’ho spostato nell’impianto che uso per le prove e l'ho lasciato scaldare una mezz'ora.

La potenza di targa dice 100W per canale di cui i primi 15 in classe A, una caratteristiche questa dei W iniziali in classe A che all’epoca iniziava a essere indicata da qualche costruttore come una peculiarità e che poi man mano si diffuse al punto che quasi ogni marchio di un certo appeal, aveva in catalogo almeno un amplificatore con questa caratteristica. Su questa cosa ci sarebbe da dire un bel po’, tanto da poterci fare un articolo intero, ma per il momento la tralasciamo…

La voce chel viene fuori dall'impianto è quella che ricordavo di questo AR, la tonalità tende verso le tinte scure ma non spente, il suo colore mi fa pensare a un mobile di noce americano illuminato da un raggio di sole. La ritmica e le voci sono belle e hanno un corpo credibile, mentre quella punta di ruvidità che si avverte, che ricorda una voce maschile roca, gli dà un carattere “serioso” e un po’ vissuto che trovo molto adatto a certi generi musicali; il D-100 mi piace molto con la classica e il jazz, credo si sposino assai bene.

Non è proprio silenziosissimo ma questa è una cosa normale in un ampli di questa tipologia ed età e non rappresenta certo un fastidio al'ascolto.

In definitiva un finale affascinante, per il suono e per la tecnica, oltre che per la storia del suo nome; compagno ideale di impianti seri ed equilibrati, costruiti col tempo e l’attenzione.

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